Mostre

< Un anno di celebrazioni

 Le mostre Arcana Studii Papiensis e Pavia e le svolte della scienza rimarranno aperte anche il 24 e 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno con orario festivo dalle 15 alle 18.

 Arcana Studii Papiensis.
I documenti fondativi dell’ Università di Pavia da Lotario all’Unità d’Italia .

Mostra a cura dei proff. Ezio Barbieri e Dario Mantovani; allestimento dell’arch. Enrico Valeriani.  

Università di Pavia, Palazzo san Tommaso
ingresso via Cavallotti
13 aprile – 30 giugno 2011

Orari di apertura: lun-ven. 10-12 e 14-17 e sab. – dom. 15-18

Scheda mostra Arcana Studii Papiensis (pdf).

Per prenotare visite guidate (minimo 15 persone) rivolgersi a: Ufficio Relazioni esterne tel: 0382/984223 email: 650@unipv.it

I documenti fondativi dell’Università di Pavia – i manoscritti che testimoniano l’insegnamento di Dungalo nella scuola istituita dal capitolare di Lotario I dell’825, il diploma di Carlo IV di Boemia, il dispaccio di Galeazzo II del 1361, il Piano di direzione della riforma di Maria Teresa del 1771 – per la prima volta saranno riuniti e esposti, in un luogo anch’esso evocativo, la cappella Bottigella della chiesa di S. Tommaso, la prima sede dello Studium, di cui si potranno ammirare anche gli affreschi recentemente riscoperti.

Per la prima volta sono raccolti in mostra i documenti fondativi dell’Università di Pavia. Spesso evocati, legati a nomi di imperatori, re e signori di un passato che sfuma nel mito, si risolvono in date che scandiscono ricorrenze. Usciti dalla loro arcana invisibilità, restituiscono concretezza alla celebrazione, ne cambiano il segno: quando il passato è sotto gli occhi, significa che non è passato.

Scelti per la loro assoluta rilevanza istituzionale, i documenti in mostra segnano le tappe della vita dell’Università: il diploma di Carlo IV ne fissa la data di nascita il 13 aprile 1361; la lettera di Galeazzo II Visconti proclama l’apertura e l’esclusività dello Studium; la Bolla di Papa Bonifacio IX, del 1389, conferisce il secondo riconoscimento, dopo quello imperiale; e ancora: il “terzo privilegio” emanato da Ludovico il Moro, e via via gli atti che ritmano le successive età dello Studium, compresa l’età dell’oro di Maria Teresa. Il punto d’arrivo della mostra è la Legge “Casati”, che nel 1859 si applica alla Lombardia appena liberata: la traiettoria individuale dell’Università di Pavia confluisce in un sistema nazionale.

I documenti esposti compongono una carta d’identità dell’Università – anche se,dall’uno all’altro, ci accorgiamo che cambia spesso di nome – e prefigurano molti dei tratti che caratterizzano la sua fisionomia, spesso condensati in frasi di immediata efficacia, che segnano il percorso della visita. Pavia, dice Ludovico il Moro, «sembra nata per questo» («inter ceteras nostras foelicissimas Civitates Regia Urbs Papiensis ad hanc rem nata esse videtur»), per disseminare cultura e uomini che si fanno strada; lo Studium, proclama con sicurezza Carlo IV, «dovrà essere mantenuto da ora e in perpetuo» («ex nunc perpetuis temporibus observetur»); Bonifacio IX è sicuro che grazie all’ydoneitas della città, vi confluiranno studenti da tutte le parti del mondo («... de universis mundi partibus confluent ad eandem»). Anche nel piglio imperioso di Napoleone risuona l’ammirazione, che ne arresta la possibile distruzione: «Je désire, messieurs, que l’Université de Pavie, célèbre à bien des titres, reprenne le cours de ses études».
Oltre a esibire i documenti fondativi nella loro fisicità di reliquie, la mostra invita ad avvicinarsi ai contenuti. Uno accanto all’altro, mostrano come ogni tappa si innesti nella precedente, in una tenace persistenza di alcuni elementi della struttura istituzionale, che rende più leggibile il mutamento. Il presente catalogo ne offre una breve contestualizzazione e, dove occorre, sono trascritti e tradotti; in taluni casi, come avviene per il diploma di Carlo IV di 650 anni fa, ne è data per la prima volta l’edizione critica.

Pavia e le svolte della scienza.

Mostra a cura di Paolo Mazzarello e Lucio Fregonese (Sistema Museale di Ateneo).

Università di Pavia, aula Disegno
13 aprile 2011 – 30 giugno 2011

Orari di apertura: lun-ven. 10-12 e 14-17 e sab. – dom. 15-18

Scheda mostra Pavia e le svolte della scienza (pdf).

La storia dell’Università di Pavia è caratterizzata da momenti di straordinaria creatività che hanno aperto interi capitoli nella scienza mondiale. In particolare si realizzarono a Pavia eventi che furono l’innesco di autentiche svolte nella conoscenza scientifica.
Peculiare di Pavia è la connotazione profondamente innovativa degli studi in due grandi ambiti della scienza: la fisica, che da Volta giunge alle più recenti applicazioni nel campo dell’elettricità, e le moderne neuroscienze, che sotto molti profili vennero fondate qui a Pavia.
Nella sezione dedicata a Volta si illustreranno due suoi contributi fondamentali: l’idea dell’elettricità di contatto e l’invenzione della pila. Aprendo i nuovi inattesi domini dell’elettrochimica e dell’elettromagnetismo, la pila voltiana produsse una vera rivoluzione, che verrà presentata fino ad includere importanti sviluppi recenti. L’idea dell’elettricità di contatto fu una guida importante per Volta nell’invenzione della pila. Questo nuovo debole effetto da lui ipotizzato rimase per molto tempo in uno stato ambiguo ma venne alla fine incorporato in modo coerente nella fisica e denominato “effetto Volta” in suo onore. L’effetto Volta è oggi alla base di importanti applicazioni nel campo della microelettronica, del fotovoltaico, dell’illuminazione a LED e anche di questi aspetti si cercherà di dare un’idea al visitatore.
Nella sezione dedicata alle neuroscienze, particolare enfasi verrà posta agli studi descrittivi sul sistema nervoso realizzati nella seconda metà del Settecento da Antonio Scarpa, alla prima inoppugnabile dimostrazione della localizzazione corticale di una funzione psichica da parte del suo allievo Bartolomeo Panizza e – in una linea di straordinaria continuità storico-concettuale – l’invenzione della reazione nera da parte dell’allievo di Panizza Camillo Golgi, una scoperta, questa, che viene universalmente considerata la ‘stele di rosetta’ delle neuroscienze contemporanee.
Con la scoperta della reazione nera Golgi trovò la vera chiave che permise di aprire la scatola nera del cervello, permettendo ad una intera generazione di scienziati di rendere l’arabesco nervoso del tutto decifrabile e comprensibile sul piano strutturale.
La connotazione specifica degli sviluppi novecenteschi delle neuroscienze a Pavia è data dal passaggio tra l’elemento anatomico e strutturale a quello fisiologico e funzionale. A Pavia venne realizzata, nel 1937, una scoperta destinata a straordinari sviluppi interpretativi neurofisiologici: l’identificazione della serotonina (all’epoca definita enteramina) da parte di Vittorio Erspamer e Maffo Vialli.
Accanto a queste autentiche pietre miliari nella scienza mondiale, la mostra evidenzierà anche le scoperte fisiologiche pavesi che ebbero grandi conseguenze internazionali. A questo proposito dalla figura chiave rappresentata da Lazzaro Spallanzani, con i suoi studi sulla respirazione, digestione, fecondazione e rigenerazione dei tessuti, si giungerà alle estreme conseguenze di queste ricerche, che ebbero luogo in parte a Pavia, come ad esempio il “concetto di staminalità” di cui fu fautore Adolfo Ferrata, che con esso spiegò l’intera generazione degli elementi figurati del sangue. Un aspetto che pure verrà preso in considerazione è legato agli studi naturalistico-evoluzionistici che, a partire dagli studi sette-ottocenteschi di Spallanzani, Pietro Moscati e Paolo Mantegazza giungono fino agli anni Sessanta del XX secolo quando a Pavia vennero poste le basi metodologiche degli studi che, con Luigi Luca Cavalli Sforza, hanno in gran parte già ricostruito l’albero genealogico dell’umanità.
Una sezione sarà dedicata anche all’importante sviluppo della matematica a Pavia lungo una linea che ha visto fiorire diversi ambiti di indagine, particolarmente nel campo delle geometrie non euclidee a partire idealmente da Gerolamo Saccheri che con il suo Euclides ab omni naevo vindicatus, si guadagnò la fama di “commentatore acutissimo” di Euclide fino a giungere a Eugenio Beltrami, che per primo concretizzò la geometria non euclidea iperbolica di Lobačevskij mediante un modello fisico nello spazio euclideo (“cuffia di Beltrami”). Preso complessivamente il suo fu un contributo determinante al dibattito sullo status delle geometrie non euclidee e sul loro rapporto con quella euclidea.
La sezione dedicata alle scienze giuridiche privilegia alcune figure emblematiche della lunga storia di questa disciplina, un sapere centrale per lo Studium fin dalle origini, e che anzi era già oggetto di insegnamento a Pavia almeno dal X secolo. Nella prestigiosa galleria dei giuristi attivi a Pavia, vengono segnalate alcune figure che hanno segnato ‘svolte’ importanti e mutamenti di paradigma: da Baldo degli Ubaldi, che insegna il diritto romano come diritto vigente per tutta l’Europa, a Cesare Beccaria, che a Pavia si è laureato, e il cui libro Dei delitti e delle pene – teorizzazione della inutilità della pena di morte – è purtroppo ancora attuale; da Giandomenico Romagnosi, che rinnovò la didattica adottando il Codice Napoleonico introdotto anche nel Regno d’Italia, fino a Contardo Ferrini, che – concludendo quasi idealmente il lungo arco scientifico – ritorna allo studio del diritto romano, ma in prospettiva storica, in un età, quella del positivismo scientifico, di cui, pur nella sua profonda fede, condivide l’esigenza di impostare la conoscenza su rigorosi accertamenti dei fatti. A questi nomi si aggiunge quello di Ugo Foscolo, poeta e letterato insigne, che Sulle origini e i limiti della giustizia tenne la lezione conclusiva della sua breve ma incisiva attività di docente nell’Università di Pavia, nel 1809.


Le Università erano vulcani… * Studenti e professori di Pavia nel Risorgimento

Mostra documentaria a cura di Marina Tesoro e Arianna Arisi Rota
Allestimento di Enrico Valeriani

Università di Pavia, Aula Disegno
9 febbraio-30 marzo 2011

Regolamentata e modernizzata dalle riforme di Maria Teresa e Giuseppe II d’Asburgo a fine ‘700, investita all’arrivo di Bonaparte dal vento della Rivoluzione francese, l’Università di Pavia incontra la politica. Dai simboli e dai rituali del Triennio giacobino al tormentato ma fertile rapporto tra saperi e potere nell’età napoleonica, docenti e studenti sperimentano anni d’intensa elaborazione culturale destinati a incidere profondamente sull’ateneo e la città nei primi decenni dell’Ottocento. Modulato sull’alternarsi delle stagioni del ritorno all’ “ordine” con quelle del “disordine”, tra ricostruzioni virtuali e autentiche reliquie (dall’Orazione di Foscolo ad una bomba alla Felice Orsini), il percorso della mostra immerge il visitatore nella quotidianità degli studi e nell’effervescenza proprie di un’università di confine – quel Ticino che la separa dal Regno di Piemonte e Sardegna e che tanto ossessiona le autorità di polizia. All’interno di un sin troppo popoloso vivaio delle future élites professionali, barometro del dissenso politico in tutte le stagioni di crisi, dal volontarismo dei primi moti costituzionali alla cospirazione clandestina della Giovine Italia, al criptato progetto italiano dei congressi degli scienziati, studenti, giovani e maturi professori – tra nomi noti e molti nomi oscuri – offrono esempi di silenzioso impegno scientifico ma, soprattutto, di partecipazione alle reti che dentro e fuori la penisola minano l’ordine del Congresso di Vienna. Icona della resistenza alle truppe straniere, lo studente di Pavia diviene sin dai primi giorni del 1848 l’avanguardia di una protesta che si collega direttamente all’insurrezione milanese e che si concretizza nell’incandescente primavera di guerra, nel soccorso a Roma e a Venezia. Destinataria privilegiata del giro di vite della seconda restaurazione negli anni ‘50, l’Università con i suoi Collegi forma un inquieto microcosmo recettivo alla propaganda patriottica e ostile alla tardiva distensione di Francesco Giuseppe: ritrovata la vocazione volontaristica nella guerra del 1859 e una riorganizzazione degli studi all’interno del sistema universitario del nuovo Stato, attraverso le campagne e il mito di Garibaldi, con la mediazione politico-culturale della famiglia Cairoli, essa contribuisce infine a saldare la città all’Italia che nasce, la piccola alla grande patria.

* La frase «Le Università erano vulcani a cui bastava una scintilla per incendiare a suo tempo» risale al 1833 ed è attribuita a Vitale Albera, uno dei responsabili della Giovine Italia in Lombardia, incaricato della diffusione della società sul territorio.

Pavia 1878. Il mondo della Fisica onora Volta » – 18 novembre 2011 -Archivio Storico dell’Università
In occasione dei 650 anni dell’Ateneo, il 18 novembre, una mostra di documenti inediti (all’ archivio storico dell’Università) e un workshop (in aula Foscolo) rievocano i festeggiamenti voltiani del 1878, quando fu posizionata la statua di Alessandro Volta nel cortile dell’Università, alla presenza del primo Ministro Benedetto Cairoli e dei principali scienziati di tutto il mondo.
Programma
 

Non c’era una volta il personal computer-16 Novembre 2011 ore 16.00-Museo della Tecnica Elettrica dell’Università degli Studi di Pavia
Curatori: Gianni Danese, Dino Baldi
Allestimento: Enrico Valeriani
Curatori della mostra:
Virginio Cantoni, Ivo De Lotto, Dario Lanterna, Dario Mantovani e Antonio Savini 
Programma