Un anno di celebrazioni

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Una lunga rincorsa verso il futuro.
Un normale anno straordinario: le celebrazioni del 650° della fondazione dello Studium Generale.

di Dario Mantovani*

Fra vecchio e antico corre molta differenza. Le celebrazioni del 650° della fondazione dello Studium Generale vogliono mostrare che l’Università di Pavia non è vecchia, ma è antica, con quel che di positivo questa condizione ha per garantire serietà e slancio: insomma, una lunga rincorsa verso il futuro. Poche istituzioni di qualsiasi natura e funzione, pubbliche o private, possono vantare una durata così imponente e produttiva. Le università sono organismi, in cui si accumula una ricchezza culturale e formativa, fatta di stili di ricerca, di strutture, di libri e anche di reputazione. Ricordare le radici profonde significa, per noi, dichiarare che siamo pronti alle sfide di oggi.
Di solito le celebrazioni s’intensificano quando si avverte un pericolo: così fu nel 1877, quando si premeva – invocando appunto la tradizione dello Studium – perché Pavia riavesse la Facoltà di Lettere e Filosofia, trasferita a Milano sotto forma di Accademia scientifico-letteraria, per effetto della riorganizzazione Unitaria dell’insegnamento superiore. Fu riottenuta nel 1879, auspice Benedetto Cairoli e grazie alla generosità di un donatore – è un fatto da sottolineare – ossia Luigi Porta, l’insigne chirurgo. La celebrazione degli Undecima Saecularia, nel 1925 (Pavia festeggia, infatti, due compleanni: il 650° dal diploma di Carlo IV fondativo dello Studium e il 1185° dal Capitolare di Lotario, istitutivo di una scuola che, sebbene non fosse un’università – fenomeno ancora di là da venire – segnalava tuttavia lo spicco culturale di Pavia già in epoca carolingia) era a sua volta mossa dalla sfida lanciata da Milano, che nel 1923 aveva aperto l’Università Statale e progettava di trasferirvi tutte le facoltà scientifiche. Fu in quell’occasione che si ottenne il finanziamento degli edifici del Policlinico (che anche ora sono al centro di un nuovo progetto d’integrazione con l’Università).
Non so se si possa dire che oggi le sfide siano meno gravi: sfide economiche, sociali, normative e soprattutto culturali, in un mondo in cui la centralità delle Università nella produzione e circolazione delle idee non è più un fatto scontato, come lo era in passato. Di sicuro, vogliamo mostrare la vitalità di Pavia, nella sua dimensione di città-campus, con i suoi collegi e la Scuola Superiore IUSS; una ricchezza pressoché unica in Italia.
Queste celebrazioni sono improntate alla sobrietà; sono rese possibili in gran parte da finanziamenti privati, mentre l’Università contribuisce con il lavoro scientifico dei suoi docenti e la collaborazione del suo personale.
L’Università non fa notizia nel suo agire quotidiano: è la quotidianità dello studente che assiste a una buona lezione, del professore che tiene il suo corso e fa ricerca. Le celebrazioni vogliono attrarre l’attenzione su questa realtà. Chi verrà a Pavia nel 2011 assisterà anche a convegni scientifici di rilievo e a iniziative formative, che costituiscono la sua costante attività, che è in molti campi di primo livello internazionale: questa solida attività non ha bisogno di essere improvvisata per essere esibita in un anno di celebrazioni. E’ appunto la realtà su cui vogliamo attrarre l’attenzione. Fare notizia attraverso la storia (intesa come punto di partenza e non di arrivo) non è semplice, ma è il programma del 2011, che si può trovare descritto nei dettagli sul sito e tramite l’attività dell’Ufficio relazioni con il pubblico, sotto la responsabilità della dr.ssa Grazia Bruttocao.
Qui ci limitiamo a esporre in breve le principali iniziative e il filo che le lega.
Due date sono centrali: la prima è il 13 aprile 2011, a 650 anni esatti dal diploma di Carlo IV che nel 1361 istituì a Pavia l’Università – per l’esattezza, lo Studium Generale – ad immagine di Parigi e Oxford: il 13 aprile il Rettore inaugurerà l’anno accademico, alla presenza del Direttore dell’European Research Area della Commissione Europea, Octavio Quintana Trias.
La seconda data è il 27 ottobre, anniversario del proclama di Galeazzo II Visconti che segnò, 650 anni fa, l’avvio del primo anno di studi. In quel proclama, Galeazzo rendeva Pavia unica Università per i sudditi della sua contea, con un atto di protezionismo che avrebbe tuttavia contribuito alla sua fortuna, essendo accompagnato da una solerte attenzione per le esigenze concrete dello Studium. In quell’occasione, Pavia sarà la sede dell’incontro del Coimbra Group, che raccoglie le 39 università più antiche d’Europa, cioè del mondo, visto che l’Università è un fenomeno europeo e specialmente italiano. Fanno parte del Gruppo “long-established European multidisciplinary universities of high international standard”, una definizione in cui Pavia è fiera di potersi riconoscere. Una di esse, Praga, condivide con il nostro Ateneo la fondazione per atto di Carlo IV.
Questa visita è un onore e un’opportunità: il 27 il Rettore presiederà un incontro dedicato alle prospettive dell’università in Europa. S’avrà modo (il 26 ottobre) di presentare alla platea internazionale anche il sistema pavese, l’Università, i collegi e l’Istituto Universitario di Studi Superiori, che dal 2005 ha ottenuto lo statuto di Scuola Normale. E’ un sistema con pochi paragoni, per permettere a giovani dotati di talenti intellettuali di coltivarli e svilupparli integralmente, per intraprendere la strada delle professioni, delle imprese e della ricerca. Uno di essi, il Borromeo, fondato da Carlo Borromeo, festeggia proprio i 450 anni e il 27 ottobre, nel pomeriggio, vi sarà una speciale iniziativa del Collegio. Al contempo, il Gruppo di Coimbra festeggerà il proprio 26mo compleanno con un Birthday Seminar, dedicato a “Institutions hosting masters and students in medieval Universities”: un titolo che non potrebbe alludere più chiaramente alla nostra realtà odierna.
Fra le due date del 13 aprile e del 27 ottobre, scorre un programma, la cui spina dorsale che sono le cinque mostre, che si alterneranno nell’arco dell’anno.
La prima, che s’apre il 9 febbraio, ‘Le università erano vulcani… Studenti e professori a Pavia nel Risorgimento italiano’ – in collaborazione con il Museo del Risorgimento (Musei Civici), con la Biblioteca Universitaria, la Biblioteca Bonetta, il Collegio Ghislieri e il Collegio
Borromeo – mira a ricordare il contributo dell’Ateneo all’Unità d’Italia. Non solo l’impegno e il sacrificio di Giovanni, Ernesto, Luigi, Enrico, e Benedetto Cairoli, non solo la Brigata Minerva, composta di studenti pavesi, che combatté già nel marzo 1821, ma anche il professor Agostino Reale che qui davanti, in Strada Nuova, fece scudo con il suo corpo ad alcuni studenti minacciati dalla spada di un gendarme austriaco. Dunque una vicenda in cui la storia della nostra Università si intreccia con le celebrazioni del 150° dell’Unità.
La mostra sarà accompagnata da una serie di letture, dal titolo suggestivo “Pensare, fare, raccontare l’Italia” (promosse dalla Biblioteca Universitaria e dal Dipartimento di studi politici e sociali dell’Università di Pavia, in collaborazione con il Comune, Assessorato alle biblioteche Civiche). Nel corso di queste letture, fino al 12 aprile, alcuni fra i maggiori storici contemporaneisti – a cominciare da Gilles Pécout, dell’Ecole Normale Supérieure di Parigi, che terrà anche una lezione inaugurale il 9 febbraio – discuteranno gli ultimi risultati della storiografia sul Risorgimento: in particolare, cercheranno di spiegare se e in che modo faccia parte della nostra Unità anche il ricordare il sogno di chi voleva conquistarla. Alle letture fa da contrappunto, allestita nelle vetrine del Salone Teresiano, dal 9 febbraio al 14 aprile, un’esposizione di testi, pamphlet, memorie del periodo risorgimentale conservate nelle raccolte della Biblioteca Universitaria.
Una seconda mostra sarà inaugurata il 13 aprile, in coincidenza con l’apertura dell’anno accademico, a cura del Sistema museale: parla di “Storia della Scienza e degli Scienziati”, da Spallanzani a Volta a Golgi a Erspamer, ma anche degli umanisti, da Cesare Beccaria (che qui s’addottorò) a Contardo Ferrini. Non c’è dubbio – o almeno molti ne sono ancora convinti – che una funzione fondamentale dell’Università debba continuare ad essere il rapporto educativo fra i professori e gli studenti, insomma che la funzione originaria e tuttora primaria sia l’insegnamento e la formazione delle classi dirigenti. Ma l’Università è certo anche luogo di scienza e di scienziati, senza i quali questa formazione si svilirebbe e la società non ne riconoscerebbe più l’eccellenza. E Pavia, di scienziati, ne ha avuti di grandi, cui gli attuali possono guardare per corroborare l’attuale loro impegno. Uno di essi ha la sorte che il terzo centenario cade proprio nel 2011, Ruggero Boscovich: un convegno e una esposizione illustreranno analiticamente l’opera del grande matematico e filosofo della natura e astronomo e molto altro.
La terza mostra, che s’apre in settembre, illustra il cammino dell’Italia negli ultimi due secoli attraverso gli autografi degli scrittori: “Raccontare l’Italia unita: le carte del Fondo Manoscritti”. Sarà una sorta di geografia letteraria, delle tante patrie culturali che compongono la variegata identità italiana. Il centro Manoscritti, che l’organizza, è un punto di riferimento nel panorama italiano: è una collezione straordinaria dei manoscritti, autografi, testi degli scrittori degli ultimi due secoli, fondata da Maria Corti. E’ una delle tante ricchezze concrete della nostra Università, che al tempo stesso è aperto all’innovazione attraverso un progetto di acquisizione dei files, cioè la forma contemporanea dei ‘manoscritti’ degli scrittori (PAD, ideato da Beppe Severgnini).
I Musei Civici, a testimonianza della partecipazione attiva degli Enti locali e delle istituzioni culturali alla ricorrenza dell’Ateneo, cureranno una mostra che ci avvicinerà al presente, ma al tempo stesso ci farà misurare le distanze, attraverso i magnifici scatti in bianco e nero dell’Archivio Fotografico Chiolini, di cui sarà esposto, per così dire, l’album di famiglia dell’Ateneo, dagli anni Venti al secondo Dopoguerra.
La quinta mostra, che s’aprirà anch’essa il 13 aprile, s’intitola “Arcana Studii Papiensis”. Abbiamo pensato che fosse affascinante, proprio mentre si celebra la fondazione, potere vedere con i propri occhi gli atti fondativi, che sembrano forse persi nell’aura del mito. In realtà, sono sopravvissuti, in originale o in copia. Li mostreremo – quasi come reliquie – nella Cappella Bottigella della Chiesa di San Tommaso, la sede più antica dello Studium, in cui sono stati riscoperti alcuni dei più bei affreschi della città, del XVI e XVII secolo. Da Dungalo – il maestro che aveva la sua cattedra a Pavia, cui Lotario I indirizzava gli scolari di un’ampia cerchia di città, Milano, Como, Brescia, Asti, Lodi, Genova – a Maria Teresa, i documenti di questa storia straordinaria e unica saranno riuniti e visibili al pubblico (grazie alla collaborazione di vari archivi e biblioteche, locali e nazionali, e con il contributo del Credito Valtellinese). E’ un modo di ricordare anche che la fondazione nel 1361 si ricollega a una lunga tradizione culturale di istruzione, che risale appunto all’825. Si può dire di un’università quel che è stato detto del popolo: che sprovvista di miti è destinata a morire di freddo. Noi non corriamo questo pericolo: ci sono memorie che riscaldano l’azione quotidiana e, soprattutto, possono orientarla, anche nella riflessione rigorosa e consapevole sugli orientamenti che sta prendendo ora l’Università.
L’Università, infatti, è centro di sapere critico, dunque non intendiamo fermarci all’elogio accondiscendente del passato (né, per riflesso, a beatificare il presente). Per esempio, il Convegno che in giugno vedrà qui convenire tutti i centri italiani di storia delle università cercherà di stabilire se l’unificazione del sistema universitario dopo il 1859 abbia portato benefici o abbia fatto perdere anche qualcosa rispetto al pluralismo anteriore.
Quest’anno, infine, vuole, lasciare un’impronta tangibile, con una nuova Storia dell’Università, prodotto collettivo di molti docenti dell’Ateneo e di studiosi esterni. E’ un lavoro scientifico – sostenuto dalla UBI Banca Commercio e Industria – che durerà quattro anni, e che vuole descrivere l’Università dal Medioevo al XXI secolo, sia nei suoi esponenti di punta sia nella funzione didattica di lunga durata, parlando perciò di docenti, ma anche di studenti. Un convegno in dicembre farà il punto sull’avanzamento del lavoro per il primo volume.
Il programma si apre anche al pubblico, non solo con le mostre. Avverrà, in primo luogo, con due workshop, dedicati rispettivamente alle nuove tecnologie e alle energie rinnovabili: Pavia è all’avanguardia e queste rassegne vogliono raccontare quel che avviene dentro le mura. Un Open day permetterà visite ai luoghi della scienza e della ricerca: ogni Dipartimento e Centro sarà invitato ad aprire le porte al pubblico, che è poi la società cui l’Università fa riferimento e dal cui consenso dipende.
Un rassegna cinematografica dedicata al rapporto fra scienza e potere darà modo di capire quanto è suggestivo il luogo in cui viviamo, in cui trascorrono alcuni degli anni più belli, quelli delle speranze, per chi vi è studente, ma dove si consuma anche il rapporto fra potere e sapere, non sempre limpido, come mostra, ad esempio, il “Galileo” di Liliana Cavani, da poco restaurato.
Vogliamo suscitare lo sguardo curioso degli studenti, con L’Isola che non c’è, un progetto volto alle scuole di Pavia d’ogni grado, in collaborazione con le Dirigenze scolastiche, perché scolari e studenti imparino a rendersi conto che quest’isola, un po’ distante, quasi invisibile tanto è sotto gli occhi, può diventare per ciascuno di loro in una delle avventure conoscitive più importanti della propria vita.
Un altro progetto, Meta:Università, che unisce nuove tecnologie a conoscenza artistica e valorizzazione dei beni culturali, permetterà di visitare con lo smartphone, grazie alla tecnica della realtà aumentata (QR), i luoghi affascinanti che formano l’ambiente del nostro lavoro, nella speranza che sempre più possano diventare metà di itinerari di vista.
Pavia è anche sport, al più alto livello, e in cima sta il canottaggio (reduce dai successi del 2010 in Cina e a Mosca): il 28 maggio il Ticino sarà il teatro della regata classicissima con Pisa (il trofeo Curtatone Montanara, che ricorda la battaglia del 1848, in cui diedero la vita molti studenti delle due università), organizzata dal CUS con la partecipazione straordinaria di Oxford e Cambridge.
Il 28 maggio segnerà per un altro verso il culmine dell’apertura dell’Università alla società: è la giornata di Un futuro in ogni cortile, promossa dell’Associazione Alunni dell’Università di Pavia, che vedrà – appunto, in ogni cortile del Palazzo Centrale – lezioni e conferenze tenute da laureati dell’Ateneo, che racconteranno in modo brillante e diretto il significato della loro esperienza universitaria a Pavia, e quale contributo abbia dato alla loro realizzazione personale e professionale. E’ un’idea caldeggiata dal Presidente degli Alunni, Beppe Severgnini, che ha con entusiasmo accettato di farsi testimone autorevole della pratica, molto diffusa in altre nazioni e da noi solo agli inizi, in virtù della quale i laureati non tagliano i legami con la propria vita da studenti, ma contribuiscono, secondo i loro talenti, a conservare e se possibile accrescere dignità e fama della “loro” Università. Queste celebrazioni sono insomma anche un’occasione per suscitare un po’ di orgoglio nella comunità degli alunni, e chiedere loro di non essere timidi (anzi, di essere generosi): se hanno un buon ricordo, aiutino a fare sì che anche i loro nipoti ne abbiano uno persino migliore. Al tempo stesso, com’è ovvio, la presenza di personalità affermate potrà attirare nuovi e qualificati studenti, in sintonia con l’azione da tempo perseguita dal Centro di Orientamento (COR).
C’è chi l’università la frequenta, e ha un’opinione e un’aspettativa già formata, soprattutto se l’osserva nella prospettiva della progressiva affermazione, difficile, ma impetuosa, delle donne nella società: un concorso, ideato dal Collegio Nuovo – che è valido esempio di come il rinnovamento degli assetti sociali passi attraverso l’istruzione – invita le studentesse a scrivere un testo che racconti realtà e prospettive dell’Università di Pavia, in tante parole quanti sono gli anni della ricorrenza: 650 parole in rosa.
Un modo molto empirico, ma efficace, di misurare la reputazione di un Ateneo è di riflettere se consiglieremmo a un figlio o a un nipote o a un amico di iscriversi: ma ci sono metodi più scientifici, nel quadro di una tendenza generale a sottoporre a valutazione il sistema dell’istruzione e della ricerca (tendenza discussa, ma con la quale è indispensabile confrontarsi). In giugno, un seminario d’avanguardia sarà dedicato appunto a misurare la reputazione del nostro Ateneo. D’altra parte, l’Ateneo presenterà per la seconda volta il proprio bilancio sociale: una sigla che non attira forse immediato interesse, ma che si riferisce invece a una analisi cruciale del rapporto costi/benefici, cioè fornisce una misura esatta dello scambio fra Università e contorno sociale.
Il programma, come s’è cercato di mostrare, ha suscitato l’interesse delle istituzioni (gode dell’Alto patronato del Presidente della Repubblica) e di investitori privati (oltre a quelli menzionati, sono sponsor generali la Fondazione Cariplo e La Fondazione Banca del Monte). D’altra parte, si apre alla società, italiana e internazionale, attirando l’attenzione sulla realtà pavese. Proprio per questo, il Rettore ha rivolto a Facoltà e Dipartimenti l’invito a fare confluire nel programma delle celebrazioni le iniziative scientifiche e di formazione di maggior rilievo, di cui si darà ampia notizia. Alcune sono già in cartellone, dal convegno nazionale sulla Geodesia, in onore di uno dei nostri docenti d’oggi, Riccardo Galetto, a quello di italianistica dedicato a uno studioso del più recente passato, Lanfranco Caretti; a Pavia si riunirà anche, per il suo congresso annuale, il Classification and Data Analysis Group della Società italiana di Statistica; si terrà quest’anno una nuova edizione dell’importante San Matteo International Meeting on Pain Resarch, sulla terapia del dolore. E ogni mese, proseguendo un’iniziativa ideata dal Pro-Rettore alla Ricerca, l’Ateneo presenterà i suoi “Successi”, in incontri volti a far conoscere alla comunità scientifica, alle imprese e alla cittadinanza, alcuni dei risultati di maggior rilievo ottenuti dai ricercatori pavesi, di tutte le aree del sapere. Nell’insieme, questi e altri congressi e eventi, proposti anche dai Collegi e dallo Iuss, daranno il senso della effettiva ricchezza del sistema pavese.
Una ricorrenza, oltre che l’occasione per “mettersi in mostra”, è anche un incentivo per verificare, all’interno, le ragioni della propria appartenenza e del contributo che si sente di dare. Una iniziativa ci accompagnerà per dodici mesi: è il calendario davvero molto suggestivo (disegnato dall’agenzia Horace Kidman), che accosta – rieinterpretandoli in forma moderna – grandi scienziati e matricole. Promosso dal CRAL, cioè dal Circolo ricreativo dei Dipendenti dell’Università di Pavia, con il sostegno di UBI Banca, testimonia l’impegno anche del personale tecnico-amministrativo.
Proprio per suscitare curiosità reciproca e spirito di corpo si terranno in aprile “Le interLezioni”: cioè ci sostituiremo nelle lezioni, il medico parlerà a Giurisprudenza, il fisico a Economia, il letterato a Scienze politiche, il musicologo a Farmacia, e così via. E’ lo spirito dell’universitas, di una cultura che sa darsi la mano, che si apre allo scambio. Ma è chiaro anche il rischio per un professore che abbandoni la propria consueta platea … dunque il sottotitolo avverte “semel in saeculo”.
S’è detto, in esordio di questa breve introduzione alle iniziative del 2011, che spesso dietro un momento di raccoglimento sul passato c’è una sfida del presente. Sappiamo bene che di sfide da affrontare ne abbiamo molte, a cominciare da quella lanciata dalla recente riforma, dal problema della sua attuazione e del suo finanziamento. Ma forse la più importante sfida cui reagiamo con questa nostra celebrazione è culturale: intendiamo mostrare l’importanza e il ruolo fondamentale, per la società intera, in tutti i suoi modi di vita, del sapere che si forma nella libera ricerca e nel libero insegnamento. Per affrontarla, abbiamo al nostro attivo 650 anni di cultura, e vogliamo dimostrarli.

* Coordinatore scientifico delle Celebrazioni per il 650° dell’Università di Pavia